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Hyphotesis

Il discorso dell’intolleranza si annida nell’ignoranza

Articolo scritto da A. Rebolledo in seguito alla morte del giovane Daniel Zamudio, torturato e ucciso da un gruppo neonazista perché omosessuale.

Dal Blog HYPHOTESIS di Alexis Rebolledo (Chile)

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Il discorso dell’intolleranza si annida nell’ignoranza

Episodi come la tortura e l’uccisione di Daniel Zamudio commuovono la società e non devono passare inosservati. Oltre le sue implicazioni legali c’è tutto un insieme di relazioni socioculturali che hanno reso possibile un crimine così orribile e ripudiabile.

Com’è possibile che questo succeda? Quali sono i suoi fondamenti e quali le condizioni che rendono possibile l’emergere di pensieri e comportamenti di estrema violenza? e, infine, cosa dobbiamo fare per evitare la loro diffusione?

La nostra vita sociale è espressione oggettivata di una soggettività. Ciò significa che ogni nostro singolo atto obbedisce a una complessa combinazione di rappresentazioni e immaginari che ci permettono si di interpretare, conoscere e comprendere ciò che ci sta intorno e il nostro proprio essere, ma anche di derivare da questi costrutti una serie di normative pratiche di socialità.

Se osserviamo infatti il nostro proprio divenire nella società, ci rendiamo conto che agiamo come se si trattasse di una coreografia: teniamo condotte conformi a ruoli, status, circostanze, regole.

Abbiamo un’idea del “proprio Essere” con le sue norme etiche ed estetiche fondate nella rappresentazione che egemonizza la nostra identità.

La parola chiave qui è “regola”. Definizione di ciò che è accettato, che esprime, implicitamente o esplicitamente, un insieme di specificazioni che regola i processi e i prodotti per garantire la  funzionalità di un sistema.

In parole semplici una regola sociale esprime ricorrenza e legittimità. Il problema è che molto presto si finisce per attribuire ad una regola lo status di naturale, quando in realtà non le appartiene.

Ripeto, il “normale” non presuppone uno stato naturale, indica semplicemente la sua condizione regolare sulla base del suo ricorrere, della sua regolarità e della sua legittimità. Una regola non nasce originariamente per una semplice imposizione, bensì è espressione di una soggettività preesistente che le riconosce un senso.

Nel caso di cui parla questo post, l’aggressione, la tortura e l’assassinio di Daniel, esprimono una soggettività la cui normale rappresentazione di sessualità, naturalizzata fino ad estremi irrazionali, definisce violentemente la differenza come “deviazione” da ciò che, secondo il soggetto, dovrebbe essere la cosa naturale, quella dovuta e corretta. L’esempio riflette i fondamenti autoritari ed esclusivi dell’insieme di rappresentazioni che egemonizzano il suo comportamento.

Dunque, le pratiche violente, autoritarie ed esclusive trovano posto e sono legittimate da una serie di discorsi politico-ideologici che cercano di “naturalizzare” le loro idee normative per vie formali (legislazioni, curriculum) e informali (mezzi di comunicazione).

Pretendono di far passare come inconfutabili le loro definizioni di sessualità, famiglia, origine della vita, diritti riproduttivi, ect.

Il nostro dovere è emarginare gli spazi di legittimazione del pensiero esclusivo e autoritario.

Non dobbiamo permettere la sua proliferazione. Forse questo significa limitare la libertà di espressione di chi sostiene argomenti di questo tipo? …no. La “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” lo dice chiaramente nel suo articolo 12:

“Nessuno sarà oggetto di ingerenze arbitrarie nella sua vita privata, la sua famiglia, nella sua casa o nella sua corrispondenza, né di attacchi al suo onore o alla sua reputazione. Ogni persona ha diritto alla protezione della legge contro tali ingerenze o attacchi”.

L’omofobia, come ogni idea “esclusiva”, non è protetta dalla libertà di espressione.

Catalogare, per esempio, l’omosessualità come una malattia da combattere, che diffonde l’HIV e la pederastia non ha nulla a che vedere con la libertà di espressione, è anzi solo un’espressione di ignoranza rispetto alla biologia dell’essere.

Opinioni senza fondamento sono pregiudizi e quando questi hanno pretese di verità siamo vicini alla violenza simbolica, sociale e fisica.

La tolleranza dell’intolleranza è intolleranza, come allo stesso modo: + x – = –

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l’originale qui

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About LuciaT.S.

"Soy quien debiera ser" J.T.

Discussion

One thought on “Il discorso dell’intolleranza si annida nell’ignoranza

  1. Muchas gracias por publicar mi post. Saludos desde Chile

    Posted by Gato con Gafas (@el_alexis) | 29/03/2012, 19:13

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